PERCHÈ E-COMMERCE
PERCHÈ E-COMMERCE

PERCHÈ E-COMMERCE

SPENDIAMOCI DUE PAROLE
 
CONDIVIDI
In un mondo in cui il tempo libero si è ridotto drasticamente, l’idea di non dover far le corse per raggiungere un negozio prima della chiusura è sicuramente allettante. La comodità resta, probabilmente, fra i principali motivi della crescita esponenziale dell’e-commerce, oltre alla possibilità di confrontare i prezzi in modo parallelo.
Ne sentiamo continuamente parlare ma…cos’è realmente un e-commerce e quali meccanismi sottende?

PEER TO PEER
 
E-commerce è una parola inglese che significa Electronic Commerce, ovvero commercio elettronico: si tratta di un processo di vendita che sfrutta delle piattaforme online, tra cui i siti web. Sebbene il concetto di fondo sia sempre lo stesso, non tutti gli e-commerce sono uguali. Se un provider fornisce il servizio, lasciando che la vendita sia gestita dal singolo utente, allora si parla di modello market place; al contrario, se un sito possiede un “magazzino” e vende direttamente un brand o più brand, si parla di modello boutique.
Per mettere su un’attività di e-commerce non servono particolari competenze informatiche: ad oggi esistono diversi servizi che permettono di creare la struttura della tua attività con pochi click e a volte a costo 0. Il sito di un e-commerce deve essere strutturato per facilitare l’accesso alle informazioni che riguardano il prodotto, le sue particolarità e ovviamente l’acquisto, proprio come se l’ipotetico acquirente si trovasse in un negozio fisico. Superata la fase iniziale, si passa poi alla parte difficile del lavoro: vendere.

Ogni mese Google riceve circa 167 miliardi di domande di ricerca, quindi, in linea teorica, mensilmente il nostro sito potrebbe essere visualizzato da 167 miliardi di utenti. Purtroppo non è proprio così semplice. Se non si applica una precisa e puntuale strategia di marketing e comunicazione diventa impossibile essere notati in mezzo alla babele di risultati. Il messaggio deve essere mirato, certamente, ma anche chiaro, limpido, e non deve trascurare nessun canale. Lo scopo è quello di creare una certa affinità con il cliente e capire come sopperire al meglio alle sue esigenze. I costi per convertire la Signora X da utente del sito ad acquirente sono alti, perciò vale la pena sostenerli solo se siamo pronti a intessere una lunga amicizia con la Signora X, la quale, se soddisfatta, parlerà bene della nostra piattaforma a suo marito, il Signor X, e magari alla loro vicina di casa, la Signora T.
L’avvento dei social network, poi, ha messo a dura prova i vecchi standard comunicativi: la pubblicità è lentamente emigrata dalla TV al web, con la conseguenza di cambiare il vecchio rapporto comunicativo uno a molti con il più paritario modello uno ad uno. In breve, le coccole al cliente funzionano, a patto di vendere i prodotti giusti al prezzo giusto.
 
L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE
 
Si è stimato che durante il Medioevo un uomo europeo abbastanza colto visionasse circa 8.000 immagini diverse durante tutto l’arco della propria vita. A distanza di mille anni, l’uomo moderno ogni giorno entra in contatto su per giù con lo stesso numero d’immagini. Siamo letteralmente sommersi dall’informazione visiva che, più istantanea e immediata, veicola messaggi a ritmi un tempo inimmaginabili. Quello dell’immagine è un linguaggio, universale e comprensibile a tutti, e di cui inconsciamente tutti disponiamo degli strumenti di lettura. L’enorme quantità di informazioni a cui siamo quotidianamente sottoposti, rende tuttavia impervio il percorso di chi vuole creare il proprio business online. Farsi notare senza cadere nella controproducente trappola della pubblicità aggressiva richiede pazienza, esperienza e professionalità. Per avviare un commercio di successo online, valorizzare il proprio brand, renderlo unico e distinguibile, dev’essere il fine ultimo e ciò passa anche attraverso l’uso ponderato e attento dell’immagine; questa, da sola, dovrebbe poter colpire nel segno, far capire cosa si propone e valorizzare quei particolari che rendono unico il prodotto o il servizio in questione. Alcune aziende di successo, poi, sono andate oltre e hanno scommesso in maniera fruttuosa sulla tecnologia che oggi detiene il primato di gradimento dell’utenza: il video.
 
I dati a riguardo lo dimostrano: innanzitutto, la componente di intrattenimento presente in un video serve a rafforzare la brand identity e l’integrazione d’informazioni aggiuntive sui prodotti rende gli utenti più inclini ad acquistare, innalzando del 45% il tasso di conversione. Inoltre chi di noi, dovendo comprare qualcosa, non preferirebbe “vedere dal vero” il prodotto oppure ascoltare la testimonianza di qualcuno che ha già testato l’acquisto? Insomma, il video, molto più interattivo, velocizza la decisione dell’utente e permette ai venditori un migliore monitoraggio delle sue scelte.
C’è da dire che, nonostante i numeri incoraggianti, molte aziende ancora dubitano dell’utilità di questo strumento: a spaventare maggiormente sono i costi delle attrezzature e i tempi necessari affinché una campagna pubblicitaria del genere porti i primi risultati. Ingannati dal facile accesso alla tecnologia video e nel tentativo di ridurre i costi, molti ricorrono al videomaking fai da te, con effetti negativi sull’immagine del brand: tutti i nostri utenti e potenziali compratori, indistintamente, sono ormai ben avvezzi al linguaggio delle immagini e riescono a colpo d’occhio a distinguere fra un prodotto professionale e uno amatoriale. Se l’azienda non dispone di un settore video d’esperienza, è sempre meglio rivolgersi a dei professionisti, che non solo produrranno fattualmente i contenuti video richiesti ma saranno anche preziosi collaboratori nel concepimento visivo della strategia comunicativa, con effetti concreti sul volume delle vendite.
 
In fin dei conti oggi più che mai l’occhio vuole la sua parte.

Cosima Giorgio
 

Torna al Blog

 
PERCHÈ E-COMMERCE
PERCHÈ E-COMMERCE
PERCHÈ E-COMMERCE
PERCHÈ E-COMMERCE
PERCHÈ E-COMMERCE
PERCHÈ E-COMMERCE
PERCHÈ E-COMMERCE
PERCHÈ E-COMMERCE